Mt 7,15

"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci."

"C'è come un fuoco ardente chiuso nelle mie ossa, mi sforzo di contenerlo, ma non posso".

Non sono Geremia, ma nemmeno io ci riesco. Chi è allergico alla Verità, per la sua salute, lo prego vivamente di smettere subito di leggere.

Come scrivono i tedeschi sulle strade che non riescono a pulire dalla neve: l'accesso è a proprio rischio e pericolo.

Questa mattina sono rimasto profondamente impressionato dalla Parola di Dio proclamata dalla Santa Chiesa nella Liturgia.

Poi, rileggendo alcuni passi di San Giovanni Maria Vianney, patrono dei Parroci, riportate da San Giovanni Paolo II, nella sua lettera ai Sacerdoti in occasione del Giovedì Santo nel 1986, non sono più riuscito a trattenere la penna, anzi, la tastiera.

"Tutte le buone opere riunite non equivalgono al sacrificio della Messa, perché esse sono opere di uomini, mentre la Santa Messa è opera di Dio" (S. Curato d'Ars). "E' lì che è reso presente il sacrificio del Calvario per la redenzione del mondo. Evidentemente il sacerdote deve unire il dono quotidiano di se stesso all'oblazione della Messa" (S. Giovanni Paolo II).

Quale miglior commento al Santo Vangelo di oggi?

"I poveri li avete sempre con voi, non sempre avete Me!", dice Gesù a Giuda, che col pretesto dei poveri portava avanti il proprio ladrocinio.

E i nuovi Giuda hanno cambiato il pelo, ma non il vizio.

E fino a questo stesso giorno sfidano Dio, al punto di mentire nell'omelia della Santa Messa, manipolando la Sua Parola dandole il significato opposto a quello che evidentemente ha, fino a giustificare questo vizio di calpestare i diritti di Dio in nome dei presunti diritti dei poveri.

Difendono però i diritti dei poveri che dicono loro, quelli che servono a mungere i ricchi, non il diritto dei poveri che è di ogni uomo, quello alla Verità!

Infatti dicono che Giuda si è salvato. Eppure Gesù ha detto di chi lo ha tradito: "Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!"

Io comunque una salvezza così poco desiderabile la lascio a chi la esalta, vi rinuncio molto serenamente!

Ecco allora la lettura che tanto mi ha impressionato questa mattina:

"Avendo, fratelli, piena fiducia di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, per questa via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne; avendo noi un sacerdote grande sopra la casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero in pienezza di fede, con il cuore purificato dalla cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.

Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso.

Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone, non disertando le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che potete vedere come il giorno si avvicina.

Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la piena conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa di un fuoco pronto a divorare i ribelli.

Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni (Dt 17, 6).

Pensate quanto maggiore sarà il castigo di cui sarà ritenuto meritevole chi avrà calpestato il Figlio di Dio e considerato profano quel sangue dell’alleanza dal quale è stato un giorno santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia! Conosciamo infatti colui che ha detto: A me la vendetta! Io darò la retribuzione! (Dt 32, 35). E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo (Dt 32, 36).

È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!

Richiamate alla memoria quei primi giorni nei quali, dopo essere stati illuminati, avete dovuto sopportare una grande e penosa lotta, ora esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo.

Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi. Non abbandonate dunque la vostra fiducia, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la promessa. Ancora un poco, infatti, un poco appena e Colui che deve venire verrà, e non tarderà.

Il mio giusto vivrà mediante la fede; ma se indietreggia, la mia anima non si compiace in lui (Ab 2, 3. 4). ​

Noi però non siamo di quelli che indietreggiano a loro perdizione, bensì uomini di fede per la salvezza della nostra anima". (Eb 10, 19-39)

E poi il responsorio riassume l'invito di questa lettura:

"R. Non abbandonate la vostra fiducia. Avete solo bisogno di costanza: * fate la volontà di Dio, e otterrete la promessa.

V. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime:

R. fate la volontà di Dio, e otterrete la promessa".

(RESPONSORIO Cfr. Eb 10, 35. 36; Lc 21, 19)

Non resta che pregare, con la Orazione del giorno:

Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio.

Egli vive e regna con Te, nell’Unità dello Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

 

 

 

Dio è fedele

La Parola di Dio che la Santa Chiesa proclama nella Liturgia di oggi è preziosissima.

È una chiave di comprensione di tutta la storia dell’umanità, ma in particolare di questo preciso momento che stiamo vivendo.

Siamo alla fine della V settimana di Quaresima, Prima di Passione, alla porta della Settimana Santa, che culmina con la celebrazione del Solenne Triduo Pasquale.

Il Signore si accinge ad entrare in Gerusalemme, per essere consegnato nelle mani dei suoi nemici, affinché si compia il Disegno del Padre su di Lui.

Prima di presentarci la sequenza degli avvenimenti che culminano con la morte di Gesù, l’evangelista Giovanni ci rende conto della decisione del Sinedrio che porta alla sua condanna.

Gesù ha appena risuscitato Lazzaro.

Precedentemente i giudei, gli ebrei della zona di Gerusalemme, il sud della Palestina, non avevano voluto accogliere la testimonianza di Gesù, ritenendo poco attendibile la testimonianza dei Galilei riguardo ai suoi miracoli, che in quella regione del nord erano avvenuti in abbondanza.

Ogni volta che Gesù era andato in Galilea per una festa era stato messo alla prova e sostanzialmente rifiutato.

Ora però il miracolo della risurrezione di Lazzaro è un segno inequivocabile, avvenuto proprio alle porte di Gerusalemme. Lazzaro era poi un personaggio pubblico e questa risurrezione non poteva essere negata, visto che già mandava cattivo odore. Non poteva essere ritenuta una morte apparente.

Infatti così comunicano i capi dei sacerdoti e i farisei al sinedrio: “Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione”.

È la prima volta che chi accusa Gesù non attacca il contenuto del suo insegnamento.

Si può dire che è la prima volta che i suoi avversari non sono ipocriti. Sinceramente dichiarano cosa sta loro a cuore, non la ricerca della verità, ma salvare il tempio e la nazione.

Questa preoccupazione era peraltro motivata.

Proprio la prima lettura di oggi ci riporta la promessa di Dio attraverso il Profeta Ezechiele: vi ricondurrò alla vostra terra e mi adorerete nel mio santuario.

Questo è il crocevia della storia. Infatti si può avere una fede in Dio che si ferma a quello che ci fa comodo.

Ai capi dei Giudei faceva comodo credere che Dio volesse davvero essere fedele alla promessa di mantenere il suo popolo sulla terra che gli aveva dato e con il Tempio dove abitava. Ma credevano che la realizzazione di questa promessa passasse attraverso l’opera delle loro mani. Non credevano fino in fondo che Dio avrebbe realizzato la Sua promessa, prima o poi, nonostante tutto. Quindi erano incapaci di aspettare e di accettare le apparenti contraddizioni con la promessa. Non le accettavano proprio mentalmente, se le vedevano le negavano.

Negavano perfino la testimonianza oculare dei miracoli.

Perché essi scombinavano il loro modo di vedere la realizzazione della Promessa.

Essi credevano di dover difendere la terra e il tempio dai nemici con la loro prudenza.

Se tutti credono in Gesù, i Romani si insospettiscono, ci muovono guerra e ci distruggono.

Infatti poi, proprio loro, che si facevano paladini della legge, diranno a Pilato: “Non abbiamo altro re che Cesare!” L’offesa più grande che si potesse rivolgere alla promessa di quel Dio che aveva annunciato di voler stabilire il Suo Regno sulla casa di Davide per sempre.

Avrebbero dovuto dire piuttosto: “Non abbiamo altro re che Davide!”, se avessero davvero creduto in Dio. Ma già poco prima avevano suscitato la paura di Pilato dicendo: “Chi si fa re si mette contro Cesare!”

Occorre ricordare che in tutta la Storia della Salvezza il Signore aveva mostrato in ogni situazione - fughe, battaglie, conquiste - di essere Lui ad operare la salvezza e la vittoria del Suo popolo.

Quando l’esercito era troppo forte, aveva richiesto di ridurlo ad una quisquiglia, affinché successivamente non potessero dire di aver vinto per la loro forza militare.

Ora invece essi rifiutano uno che si presenta come Dio per paura di mettere in pericolo il Tempio e la Terra Promessa. Otterranno esattamente quello che volevano evitare: dopo poco i Romani verranno e distruggeranno Gerusalemme e il tempio, e deporteranno il popolo per ogni dove.

Così Pilato, che si era lasciato guidare dal suggerimento di prudenza di costoro, verrà allontanato e distrutto da quel Cesare, che pensava di tenersi buono.

Ma vediamo come Caifa, sommo sacerdote, chiude la discussione: “Voi non capite niente”. Si irrita perché c’è discussione su un punto che per lui è evidente: secondo lui infatti non si doveva nemmeno discutere, era ovvio che il sacrificio di uno solo fosse migliore del pericolo di tutto il popolo.

Il fine giustifica i mezzi. Principio mascherato da una apparente scelta del male minore. Se noi uccidiamo uno solo, salviamo tutti.

Ma senza volerlo, come nota l’Evangelista, proprio nell’esprimere questo suo pensiero ratifica il Disegno di Dio su Gesù: deve morire Gesù solo per salvare tutto il popolo.

La salvezza di Gesù viene quindi riconosciuta da lui fonte di salvezza per tutto il popolo di Israele, senza rendersi conto.

Ecco che egli rinnova la profezia di Ezechiele. Questi infatti aveva detto a nome di Dio: “Un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni”.

La lettura superficiale di questa profezia può cadere nel tranello di riferirla alla divisione degli Ebrei di quel tempo in due regni. Così non ci si rende conto che il Signore invece vuole riunire il popolo della prima Alleanza, il popolo d’Israele, con quello della Nuova Alleanza, il popolo cristiano.

Infatti poi nell’Apocalisse il Signore ci mostra ventiquattro vegliardi, dodici e dodici, rappresentanti il popolo delle dodici tribù di Israele unito a quello della discendenza spirituale dei dodici Apostoli.

E Caifa, che in quel momento rifiuta di accogliere Gesù come salvatore nell’immediatezza, lo riconosce proprio in quello stesso atto salvezza del Popolo. Ecco quindi il perché lo Spirito Santo gli ha anche permesso di dire apparentemente la stessa cosa del Sinedrio, ma con una opposizione forte.

Se costoro avessero avuto veramente fede, cioè fiducia in Dio, se fossero stati sicuri che Dio non viene MAI meno alle Sue Promesse, non si sarebbero preoccupati di difendere il Piano di Dio con la violenza, ma avrebbero cercato di comprendere cosa Dio stesse dicendo loro in quel momento, attraverso quello che permetteva che accadesse davanti ai loro occhi, attraverso l’avvenimento della Persona di Gesù, e lo avrebbero fatto nella Verità.

Invece il loro atteggiamento smaschera la paura che li anima, quasi che il Piano di Dio dipendesse dalla loro capacità di tenersi stretto il Tempio o la Terra.

Allora noi vediamo che, come nella prima pagina della Parola di Dio, il primo peccato è la mancanza di fiducia nella Parola data da Dio, così ora la stessa mancanza di fede è la radice del peccato più drammatico della storia di Israele, con il quale esso si chiama addosso tutto quello che poi dolorosamente dobbiamo constatare che la storia ha realmente compiuto: “Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”.

Tragica profezia, ma anche questa profezia di salvezza.

Sarà infatti proprio il Sangue di Gesù versato sul Suo Popolo che permetterà loro alla fine di salvarsi. Ecco perché tutto questo è l’anticamera della Settimana Santa: Gesù infatti purifica il primo peccato nella sua Morte in Croce.

Egli ha fiducia nel padre fino a versare il Suo Sangue.

E, come aveva anticipato, questa sua testimonianza, anche se testimonia in favore di Se Stesso, è vera.

Infatti Egli deve testimoniare quello che serve a noi per essere salvi. E la certezza della Sua sincerità diventa luce proprio sulla Croce dove versa il Suo Sangue: infatti Gesù con la Sua testimonianza non ha guadagnato nulla per Se Stesso, ma solo a nostro favore.

Non possiamo dunque dubitare della Sua sincerità.

Non c’è alcun altro uomo sulla terra che possa mostrare una sincerità uguale.

Tutti testimoniano qualcosa per il vantaggio che ne traggono.

Solo Gesù, e chi muore per la Verità, come Lui, i Martiri Santi, possono vantare questa sincerità.

Qui si comprende l’ultima beatitudine: “Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa Mia”.

Infatti Gesù è la Verità, e ognuno che offre se stesso per la Verità è oggetto di questa beatitudine. E Gesù promette una beatitudine eterna che però inizia subito: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti che erano prima di voi”.

Supplichiamo il Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria di allontanare dal nostro cuore ogni incertezza riguardo alla fedeltà di Dio alla Sua Promessa.

Egli è Onnipotente, nulla può impedirgli di compiere il Suo Disegno d’Amore per noi. Non dobbiamo credere noi di poter difendere quello che Lui ci ha promesso o donato, venendo meno ai suoi comandi. Non è possibile.

Se vengo meno ai Suoi comandi vuol dire che non mi fido di Lui. E così mi escludo dalla Sua Promessa.

Anche quando obbedire ai Suoi comandi sembra permettere che l’oggetto della Sua Promessa sia distrutto, non dobbiamo cedere alla tentazione, mai, noi dobbiamo in ogni circostanza continuare a fidarci di Lui, perché non ci tradirà mai, né mai permetterà che ci sia tolto il Vero Bene.

Dio è sempre fedele alla Sua Promessa!

Amen.

Francesco d’Erasmo, 4 aprile 2020.

Il Signore parla al Suo Popolo

Il Signore ci ha donato in Gesù Cristo, Parola di Dio incarnata, la Sua comunicazione definitiva. La Sua Rivelazione compiuta.

Ma questo non significa che ha chiuso le comunicazioni con noi.

Io ho parlato, ora arrangiatevi.

Il Signore dona Se Stesso, Parola viva creatrice e redentrice, sempre.

Ascolta Israele!

Così inizia la preghiera degli Ebrei.

Oggi spesso le persone sono assetate della Parola di Dio, e non sanno come fare a trovarla.

Non è lontano da te, dice Dio, è sulla tua bocca e nel tuo cuore!

In realtà davvero la Parola di Dio è molto accessibile. Per questo il nostro nemico, il diavolo, cerca di far sì che non ce ne accorgiamo. O fa in modo che la sentiamo con le orecchie senza che entri nel cuore. Oppure peggio ancora la manipola, facendoci ascoltare alcune parole senza che sentiamo tutto il discorso, finché capiamo una cosa per un'altra.

Come fare allora?

Infatti tutto esiste in forza della Parola di Dio. Se Dio non parlasse cesseremmo proprio di esistere, insieme ad ogni altra creatura.

Un Padre della Chiesa esprimeva la stessa cosa dicendo: "Io non potrei più vivere, se non lo sentissi più parlare!"

Come possiamo ascoltare la Parola di Dio?

La Chiesa, per mandato di Gesù stesso, suo fondatore, annuncia la Parola di Dio a tutte le creature.

Anzi, alle prime avvisaglie di confusione nell'ordine di importanza tra i vari compiti della Chiesa, sono proprio i primi Apostoli che affermano senza equivoci che nulla è più importante dell'annuncio della Parola di Dio, nemmeno il servizio dei poveri!

E la Chiesa proclama la Parola di Dio tutti i giorni.

Ogni giorno infatti la Chiesa ha una preghiera ufficiale, uguale per tutti. La Sacra Liturgia. E' il culto ufficiale che la Chiesa offre su tutta la terra. Il Servizio Divino, secondo il significato originale della parola. Appunto, compiere il servizio che Dio stesso, nella persona del Figlio Gesù Cristo, ha affidato alla Sua Chiesa.

La Liturgia è fatta quasi totalmente di Parola di Dio.

Ma in particolare contiene due aspetti: uno di preghiera, che è svolta attraverso i Salmi, la preghiera che Gesù stesso pregava nella sua esistenza terrena, come ogni buon ebreo, e attraverso la celebrazione del Sacrificio Eucaristico, anch'esso strutturato intorno alle parole della Sacra Scrittura che lo definiscono.

Il secondo aspetto è l'annuncio vero e proprio della Parola di Dio, attraverso la sua lettura.

Le letture del giorno sono quindi per mandato di Gesù Cristo la prima Parola di Dio che il Signore oggi rivolge al mondo.

Se uno vuole seriamente ascoltare la Parola di Dio, la prima cosa che deve fare è ascoltare le Letture del giorno.

Ci sono le Letture della Santa Messa, due o tre a seconda se sia un giorno feriale o festivo.

E ci sono le Letture del Breviario, l'Ufficio Divino, o Liturgia delle Ore, perché divide la Liturgia nell'arco delle ore del giorno.

In questo Ufficio abbiamo in particolare due Letture lunghe ogni giorno, e poi altre quattro o addirittura sei Letture brevi ogni giorno, nelle altre Ore.

In questo momento storico abbiamo innumerevoli mezzi per poter riprendere personalmente la lettura delle Letture che la Chiesa proclama ogni giorno.

Il mio consiglio è di procurarsi l'edizione stampata completa, o almeno una edizione elettronica completadisponibile off-line, in modo da non dipendere sempre dalle connessioni e dal mondo volubile di oggi. Non è una spesa impossibile.

La dignità che la Chiesa attribuisce alla Parola di Dio era espressa, fino al Concilio Vaticano II, dalla impressionante bellezza della architettura dei pulpiti, risalenti alla costruzione dei primissimi luoghi di culto dei cristiani.

Spesso si decoravano i pulpiti con le quattro bestie dell'Apocalisse, interpretate come simboli dei quattro Evangelisti.

Ultimamente si sta riprendendo a valorizzare gli amboni, che ne hanno sostituito la funzione, spesso proprio riprendendo temi architettonici delle epoche più antiche.

 

Francesco d'Erasmo, 31 marzo 2020

 

“Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che IO SONO”

Le letture di oggi sono particolarmente decisive per la nostra fede.

E, come in realtà ogni giorno, sono particolarmente puntuali. Il Signore infatti si serve ogni giorno della parola giusta per illuminare il nostro presente.

Si è aperto un dibattito acceso fra i pastori della Chiesa, che confonde non poco i fedeli.

Alcuni pastori infatti, di fronte al dramma di quello che sta avvenendo nel mondo, si sono subito affrettati a mettere in guardia dai “visionari” che parlano di castighi.

Secondo loro Dio non castiga.

E così suonano con la predicazione ecclesiastica la melodia suonata dal mondo: tranquilli, andrà tutto bene.

La Parola di Dio di oggi ci viene in aiuto.

La prima lettura ci ricorda la ribellione del Popolo d’Israele nel deserto.

Pur avendo toccato con mano in ogni modo la protezione di Dio, il popolo è scontento e mormora, dice male di Dio, cioè lo maledice. In fondo bestemmia.

Il popolo si rivolge a Mosè e a Dio come a due nemici alleati tra di loro, visto che Mosè sta svolgendo il ruolo di portavoce di Dio.

Protestano dicendo che hanno fatto male a condurli nel deserto, che in fondo sarebbe stata meglio la schiavitù dell’Egitto.

In questo modo disprezzano e calpestano tutta l’opera di benedizione che Dio ha fatto nei confronti del popolo.

Le dieci piaghe mandate sull’Egitto per convincere il Faraone a farli partire, la protezione del popolo dalle stesse piaghe, il passaggio miracoloso del Mare, il soccorso alla fame e alla sete, con la manna, le quaglie e l’acqua dalla roccia, il cambio di strada per non farli finire in mano ad un nemico che non avrebbero potuto sconfiggere… e ci sarebbero molte altre cose da dire.

Il Signore aveva provato a manifestare il Suo Amore al popolo con le benedizioni, ma il popolo ancora vedeva tutto nero. Tutto quello che Dio faceva e Mosè insegnava era sbagliato.

Allora il Signore manda i serpenti.

Ecco che il popolo finalmente, come svegliandosi da un sonno, si rende conto di avere peccato, e si pente.

Allora il Signore dona un rimedio.

Ordina a Mosè di fare un serpente di bronzo, da mettere sopra un’asta, e chi lo guarderà dopo essere stato morso non morirà.

Nella discussione con i farisei e gli scribi, che erano gli esperti della fede del popolo al tempo suo, Gesù identifica se stesso con il serpente di rame. “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che IO SONO”.

Ora, la prima cosa che salta all’occhio è proprio questa. Gesù sta rispondendo alla domanda di quelli che non vogliono affatto imparare da Lui, ma Lo provocano continuamente, non aspettando altro che l’occasione per poterLo accusare, cogliendolo in fallo nelle Sue stesse parole. Gesù, invece che evitare con prudenza di cadere in trappola, dice proprio quella parola che non avrebbe mai dovuto pronunciare: il Nome Santo di Dio.

E lo attribuisce direttamente a Sé Stesso!

È forse la prima volta che Gesù lo fa così chiaramente.

Fino a un certo punto Egli aveva rigorosamente evitato che se ne parlasse, mettendo a tacere i demoni che glielo dicevano in faccia, e chiedendo severamente ai suoi di non rivelarlo.

In quella prima fase della Sua predicazione, Gesù non faceva così per evitare problemi. Prima però di andare incontro alla morte aveva bisogno di un po’ di tempo per poter predicare, per permettere ai Suoi di conoscere il Suo Vangelo.

Non fu un tempo estremamente lungo, furono circa tre anni.

Man mano però Gesù comincia ad arrivare al cuore stesso del Suo annuncio. Proprio il fatto che lui non era solo il Messia, il Cristo, colui che Dio aveva scelto per salvare il suo Popolo.

Gesù vuole che gli uomini sappiano che Egli ha il potere di realizzare questa salvezza, perché è Dio stesso fatto uomo.

Per far comprendere questo, manifesta con forza sempre più inequivocabile la propria autorità divina. Sia come potere sulla natura, ma anche come forza di bontà, capace di guarire e risuscitare, e poi come autorità propriamente divina, perdonando i peccati.

Pian piano la sua arroganza diventava insopportabile per i suoi avversari.

“Ma tu chi ti credi di essere?”

Così suonava la domanda rivolta a Gesù nel Vangelo di oggi.

Lo avevano capito bene. Ma apposta per questo dovevano metterlo con le spalle al muro.

Ed ecco che Gesù li spiazza.

Invece di rispondere evitando di farsi incastrare, come già molte volte aveva mostratato di saper fare, dice proprio quello che alla fine gli costerà la vita. “IO SONO”. Queste parole sono nientemeno che il Nome di Dio come era stato rivelato a Mosè nel roveto ardente, quando Dio lo aveva chiamato per mandarlo a liberare il Suo Popolo.

Inoltre, per capire come Gesù stesse sfidando l’arroganza di quelli che volevano far passare Lui per arrogante, non dobbiamo dimenticare che il Nome di Dio per gli Ebrei non si può nemmeno pronunciare.

Essi interpretano in questo modo il secondo comandamento. Infatti quando leggono la Scrittura, dove vedono le quattro lettere del Nome di Dio leggono “Adonai”, il Signore, non "Dio", come è scritto.

Perciò Gesù ha la sfacciataggine di dire, secondo come loro lo comprendevano: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io sono Dio!”

Non era certo una risposta per cavarsi d’impiccio.

Ecco quindi che questa risposta, nella quale Gesù si assimila al serpente di rame, rimedio contro il morso dei serpenti, riassume tutta la storia del rapporto tra l’uomo e Dio.

Il primo uomo, avendo peccato, è stato morso dal serpente, il castigo di Dio.

L’uomo che riconosce in questo castigo il richiamo di Dio, e si pente, ha una possibilità di salvezza.

Volgersi verso quello che Dio gli si offre come salvezza.

Il primo peccato è stato un atto di superbia. L’uomo ha disprezzato l’avvertimento di Dio: “non mangiare, perché certo moriresti!” Ha peccato e si è attirato il castigo di Dio.

La medicina del castigo è un atto di umiltà: fai quello che Dio ti indica.

All'inizio della vita pubblica di Gesù è Maria che indica l'obbedienza a Gesù come rimedio d'immortalità. "Fate quello che vi dirà". Guardate quello che è innalzato.

Giustamente gli Ebrei nel deserto potevano dire: “Mi ha morso un serpente, e io guardo un serpente di rame e guarisco? Ma beato te, povero scemo…”

Forse qualcuno lo ha pensato davvero, non ha guardato, ed è morto.

Quelli però che hanno avuto l’umiltà di fidarsi di Mosè, che aveva parlato a nome di Dio, sono stati guariti e non sono morti.

Così la vera guarigione è avvenuta nel loro cuore! Dalla superbia sono tornati all’umiltà davanti a Dio.

E Dio, che non riesce a penetrare con la Sua Grazia in un cuore superbo, può invece riempire di ogni bene il cuore umile.

Così, i giudei che hanno condannato Gesù, non hanno avuto l’umiltà di riconoscere che Egli era la Salvezza inviata da Dio, non lo hanno accolto.

E per loro quella salvezza si è trasformata in condanna. Essi infatti dicevano: tu che sei uomo ti fai Dio! Non puoi!

E così mostravano solo la loro stoltezza: dire a Dio quello che può e non può fare.

Mentre per quelli che hanno creduto, hanno avuto l'umiltà di fidarsi, e fare quello che era stato loro chiesto, la Croce di Gesù è stata la nuova nascita come Figli di Dio.

Adesso noi assistiamo al triste ripetersi dello stesso spettacolo: il Signore ci sta offrendo la Salvezza dai peccati gravi che la Santa Chiesa ha commesso nei Suoi membri.

Questa Salvezza è stata manifestata in ogni modo da lunghissimo tempo.

La Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, Regina del Cielo, dal Cuore Immacolato, come la Chiesa da sempre la riconosce e la venera, ci è stata inviata come Mediatrice di Salvezza.

Questa verità è molto appropriata proprio per la purificazione della Chiesa dai peccati dei Suoi figli.

Maria Santissima infatti è immagine e Modello della Chiesa. E' attraverso il Suo SI' che il Figlio di Dio ha potuto farsi uomo. Questo è il Suo Cuore Immacolato, la perfezione della Sua docilità a Dio.

E il grande male che sta attraversando la Chiesa in questo momento è lo scandalo, ossia l'impedimento che i Suoi membri oppongono alla Grazia di Dio.

Con i peccati personali, così come con l'annuncio falsato della Parola di Dio, nelle parole e nella stessa forma di vita, che impedisce una comunicazione limpida e vera tra Dio e gli uomini.

La Chiesa, chiamata a essere Madre, ossia a generare figli di Dio, arriva ad allontanare gli uomini da Dio!

Triste ripetizione del peccato di aborto!

Proprio coloro che dovrebbero riconoscere questa nuova ancora di salvezza, novelli sommi sacerdoti e sinedrio di Israele, nella loro arrogante superbia davanti a Dio hanno deciso che questo non è possibile, accampando come scusa il rispetto per il primato di Gesù Cristo, come quelli accampavano il primato di Dio.

La settimana scorsa tutti hanno visto il contrasto tra i Vescovi del Portogallo, della Spagna e numerosi altri paesi, che hanno umilmente accolto la richiesta della Vergine Maria, e chi invece non ha voluto farlo, nascondendo queso rifiuto sotto la dissimulazione di una venerazione del Santissimo Sacramento dell'Eucaristia.

Costoro hanno volto lo sguardo da un'altra parte, per non vedere il cielo.

Dopo essersi sempre proclamati paladini di una chiesa dal basso, non vogliono ascoltare la voce unanime del popolo fedele di Dio.

Proprio nel cuore della cristianità, nel luogo dove Pietro ha versato il suo sangue per non rinnegare Gesù.

Ma per qualche strano motivo, proprio quel momento è stato segnato dall'immagine di una strana luce nel cielo, che molti fedeli hanno visto come un segno che richiama a Maria.

Ecco che oggi, come in ogni epoca della storia, accadrà la medesima cosa che agli Ebrei nel deserto o di fronte a Gesù.

I semplici e gli umili, che credono a Maria, guardano a Lei, e saranno salvati.

Essi non hanno disdegnato di fare una cosa semplice, come aveva detto il servo di Naaman, e sono curati dalla lebbra.

Gli altri, che pretendono di dire a Dio come deve fare per salvarci, manipolando persino la Sua Parola, come gli antichi Giudei, non faranno altro che escludere se stessi dalla Salvezza.

C’è un episodio della scienza moderna molto interessante riguardo a questo. Un papirologo e archeologo protestante tedesco, Carsten Peter Thiede, studiando il cartello dell’INRI, ritrovato da Sant’Elena a Gerusalemme e conservato a Roma, nella Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, fece una scoperta bellissima.

Oltre a rendere evidente che la reliquia del cartello non può essere che autentica, per tutta una serie di motivi scientifici inconfutabili, rimase impressionato da un’osservazione, che peraltro il Signore aveva già manifestato alla Chiesa attraverso alcuni mistici.

Le iniziali delle parole che Pilato aveva fatto scrivere: Gesù Nazareno Re dei Giudei - INRI appunto, nella versione latina - in ebraico sono le quattro lettere che compongono il Nome di Dio. IO SONO, tradotto in italiano.

Proprio le parole che Gesù aveva pronunciato.

In parole povere, quando Gesù è stato crocifisso, sopra la sua testa c’era un cartello. La scritta su questo cartello, a prima vista era “DIO”.

Ecco perché, fra l’altro, i sacerdoti avevano chiesto a Pilato di cambiarlo, dicendo che scrivesse: “Lui ha detto che è il re dei Giudei”.

Volevano che aggiungesse: “Lui ha detto”. In questo modo il cartello sarebbe stata la dimostrazione della ragione della Sua condanna a morte: “Ha detto: sono Dio”.

Cioè ha bestemmiato, perciò la morte se l’è cercata.

Quelli che accusavano Gesù di bestemmia, dicevano che Dio non può decidere come salvarci.

Dio non può essere uomo.

Non è forse questa la più brutta delle bestemmie?

Così oggi dicono che non ci si può consacrare a Maria, perché è solo una creatura, rifiutando quello che Dio stesso ci chiede. La vedono come una bestemmia del primato di Dio.

Pretendere di determinare la volontà di Dio, non è forse proprio la suprema bestemmia?

Oggi poi tutto questo è reso dolorosamente più attuale da una notizia diffusa ieri sera dai media. Proprio quel Cardinale, che per primo, proprio a Roma, ha comunicato la decisione di chiudere le Chiese è il primo, del Collegio Cardinalizio, di cui si sa che è ammalato del virus.

E, tenendo conto dei tempi di incubazione, potrebbe essersi contagiato proprio in quei giorni.

Una volta vennero a raccontare a Gesù di alcune vittime di una violenza terribile, che aveva violato non solo i corpi, ma la stessa anima di alcune persone, secondo la fede ebraica. Gesù spontaneamente prende proprio il tema del castigo. Domanda loro: "credete che loro fossero più peccatori degli altri?"

Crediamo noi che la colpa di quel Cardinale sia più grave di quella di ognuno di noi?

Gesù aggiunge:“No, Io vi dico (era la formula di giuramento!), se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”.

È molto impressionante anche il fatto che tutto il contesto del Vangelo di Luca ci parla di vigilanza, di essere disponibili ad accogliere il Regno di Dio.

Soprattutto la parabola subito successiva parla di un ultimo avvertimento, dopo il quale non ci saranno più possibilità.

Speriamo che queste cose possano toccare il cuore di chi ha la responsabilità suprema di esaudire la richiesta di Dio, attraverso Maria, nuovo Mosè, che ci offre la medicina dell’umiltà per curare la ferita del peccato.

Francesco d’Erasmo

Tarquinia, 31 marzo 2020.