Mt 7,15

"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci."

...insegnando loro a osservare

tutto quello che io vi ho comandato...

(Mt 28,19)

Da qualche tempo in vari modi e contesti mi si chiede un aiuto a conoscere meglio la nostra fede.

"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date", ci comanda il Signore, e altrove: "dà a chi ti chiede".

Il dono più grande che ho ricevuto è la fede, perciò sento il dovere di mettere a disposizione quelle cose che aiutano la mia fede.

Questa pagina vuol essere un piccolo aiuto a chi cerca la "luce che brilla nelle tenebre".

Buona lettura!

Protovangelo

Il primo libro della Parola di Dio rivelata, che noi chiamiamo Genesi, i Santi Padri della Chiesa lo chiamavano anche Protovangelo, Primo Vangelo.

In esso infatti è contenuto già in seme il primo annuncio del Vangelo.

In particolare c’è un racconto chiave di questo libro che annuncia direttamente l’evento che inizia il Vangelo vero e proprio.

Si tratta della pagina che racconta il peccato originale. Questo peccato viene presentato con questo nome dalla Santa Chiesa poiché è il primo dei peccati e l'origine profonda di ogni singolo peccato.

Si tratta del capitolo 3.

Anzitutto si nota chi prende l’iniziativa: il serpente.

Si dicono tre cose: è una bestia selvatica, quindi non amica dell’uomo. È la più astuta. È creatura di Dio, fatta da Lui.

Il serpente prende la parola. Quindi tutto quello che accade dopo nasce dall’iniziativa sua.

La prima a cui parla è la donna.

Parla rivolgendo una domanda. Ma una domanda finta. Infatti dalla domanda si capisce bene che egli sa la risposta.

La domanda è uno stratagemma, giacché contiene una falsità. Probabilmente se il serpente fosse venuto subito a dire la stessa cosa come affermazione, la donna avrebbe riconosciuto la menzogna con evidenza, e si sarebbe insospettita. Si sarebbe forse fatta lei la domanda: perché costui mi dice una menzogna?

Invece il serpente finge di essere interessato, così l’attenzione della donna scivola sul suo interessamento, e non si rende conto di ascoltare una grave menzogna. Quindi la donna semplicemente corregge la menzogna senza irritarsi per il fatto che sia stata proferita.

“È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?” Aveva domandato lui.

“La donna rispose al serpente: Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne devi mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morireste”.

La donna, confusa dalla mezza verità detta dal serpente, e dal suo tono interrogativo, confonde anche lei le cose, cercando forse di non essere troppo aggressiva nei confronti del serpente che deve correggere.

Vediamo allora cosa era successo davvero prima: “Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. […] Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti»”.

Si nota che la donna, rispondendo al serpente, fa confusione.

L’albero in mezzo al giardino è l’albero della vita, l’albero proibito invece è un altro. E il divieto di Dio è solo di mangiare, non si parla di toccare.

La menzogna mascherata da domanda è una doppia menzogna.

Perché appunto appare come un interesse mentre è un modo per insinuare il falso nella mente di chi è interrogato.

E funziona bene! La donna, confusa, finisce per dire due cose non vere a sua volta.

Nelle norme che la Santa Chiesa ha scritto all’inizio del Rituale per gli Esorcismi, viene ripetuto il principio più importante a cui deve attenersi il sacerdote incaricato dal vescovo di lottare contro il maligno per liberare le persone e la Chiesa.

Non bisogna mai permettere al demonio di parlare!

Meno ancora conversare con lui! La sua astuzia è tale che ci confonde anche quando dovesse dire la verità! Se si parla con lui sarà sempre lui a guidare il discorso, anche se noi non ce ne accorgessimo.

A questo proposito ho notato che circolano tra i buoni credenti affermazioni attribuite a demoni che avrebbero parlato negli esorcismi dicendo cose sulla nostra fede.

Ora, al di là della difficile attendibilità di tali fonti, che sarebbero da verificare - oltre al fatto che già per aver riportato una tale conversazione si sarebbe venuti meno al segreto, al quale sono tenuti tutti quelli che si fossero trovati presenti, il sacerdote per primo - la cosa che mi ha sempre fatto riflettere in questi casi è questa: se anche il demonio dovesse dire cose vere riguardo la nostra fede, come si fa a illudersi che egli dica tali cose per la nostra edificazione?

Consiglio quindi vivamente tutti i credenti di evitare di portare l’attenzione, ma soprattutto di basare i propri comportamenti, su contenuti suggeriti appunto dal nostro nemico, quand’anche si presentassero come tematiche edificanti.

Bastano e avanzano gli insegnamenti autentici che il Signore ha donato alla Sua Chiesa attraverso la Rivelazione e i doni mistici autentici che Essa ha accolto e riconosciuto come provenienti autenticamente da Dio.

Tornando al nostro dialogo: la donna, distratta dalla finta domanda del serpente, era confusa anche perché una parte di verità c’era: un divieto era stato imposto veramente da Dio.

Questo è un secondo insegnamento fondamentale per la vita di ogni uomo: il pericolo di una mezza verità, frammista a menzogna. La menzogna evidente è dannosa, certamente. Ma enormemente più pericolosa è la verità manipolata.

La menzogna più terribile in assoluto è una cosa che corrisponde alla verità in tutto tranne un piccolissimo particolare. Il cuore dell’uomo sente la parte vera di quel che viene detto e si apre, così la parte falsa entra inosservata.

Ma una menzogna, anche piccolissima, può fare danni enormi. Se poi qualcuno utilizza questo stratagemma intenzionalmente, e non per errore, come il serpente, è evidente che quella piccola parte di menzogna è proprio quello che vuole inserire nel nostro cuore per raggiungere il suo scopo.

E chi cerca di raggiungere uno scopo facendoci credere vera una menzogna non può avere uno scopo buono per noi.

Faccio un esempio che mi ha impressionato molto. In questo periodo si stanno diffondendo molte notizie, riguardo a quello che può essere mortale per la nostra salute. Un bombardamento continuo da parte di tutti i mezzi di informazione. Ma evidentemente non è una forma di informazione che porta a consapevolezza lucida. Io pochi giorni fa ho scritto un testo ironico sulle contraddizioni di questa situazione, e l’ho diffuso. La cosa che più mi ha impressionato è stata il constatare che diverse persone, non stupide, e nemmeno ignoranti, avevano ritenuto che la mia storiella potesse essere una vera notizia, senza cogliere l’ironia,ponendo domande interessate quasi si trattasse di una vera notizia.

Questo è il segno evidente un certo modo di usare i mezzi di comunicazione confonde il rapporto che le persone hanno con la realtà, fino a non permettere più di vedere i limiti tra la realtà e ciò che è inventato.

Evidentemente si può manipolare la coscienza della gente senza che alcuno se ne accorga.

Tutto ciò inizia appunto alla scuola del serpente antico.

Vediamo perciò qual è il secondo passo che opera il maligno, dopo essere riuscito a confondere.

Egli attacca ora con forza: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male!”.

Diventa evidente ai nostri occhi l’intenzione: gettare su Dio il sospetto.

La ragione del divieto non sarebbe preservare l'uomo dalla morte, conseguenza dell’atto proibito, ma escludere l’uomo da un bene, anzi dal bene sommo: essere come Dio!

Qui però le menzogne si sprecano. La prima è una vera e propria calunnia: Dio terrebbe nascosta una cosa che sa, come per gelosia, per non volerla condividere.

Questa calunnia è davvero terribile, giacché la verità è l’esatto opposto: tutta la creazione ha come unico fine la partecipazione dell’uomo alla natura divina.

È il demonio che è invidioso, non Dio che è geloso!

Gettando il sospetto su di Lui, il demonio vuole far sentire la donna abbandonata, e subito offre il suo aiuto al posto di quello di Dio.

Questa è la strategia più importante del demonio e dei suoi seguaci in tutta la storia dell’umanità, molto ben conosciuta da tanti che attraverso di essa acquistano potere sugli altri.

Si crea un problema, e si offre la soluzione.

Come certi ristoratori, che offrono all’inizio del pasto cibi molto salati, così poi vendono molte bibite. I cibi magari non sono cari, ma le bibite sì che sono salate!

Tutte le ideologie moderne funzionano così: si parte dalla descrizione dei problemi, si esaspera la loro gravità, finché chi ascolta li ritiene non più tollerabili, ed ecco che si offre una via d’uscita, che in realtà era la vera finalità di tutta l’accusa.

Quando poi qualcuno ha anche la capacità di creare i problemi, il gioco riesce davvero bene.

In realtà il mondo attuale, se ben guardiamo, è totalmente determinato da queste dinamiche.

Esse non sono sempre palesi a livello politico, visto che è molto più efficace realizzarle a livello finanziario.

Il fenomeno è molto noto come speculazione, ma ha una portata molto più vasta di quella magari immediatamente evidente nei confronti di singole imprese.

Se ad esempio un soggetto entra nel mercato attraverso vari canali, nei quali non è riconoscibile un unico soggetto attore, è molto difficile ostacolare le sue strategie.

Basti vedere le dinamiche come progressivamente nel tempo si è distrutto quasi tutto il tessuto del piccolo commercio a vantaggio delle grandi catene. Chi percepisce la reale portata di queste dinamiche spesso rimane sconcertato. Umanamente è infatti impossibile contrastare tali dinamiche.

Ma anche nei rapporti umani questa dinamica viene utilizzata molto spesso da chi cerca di manipolare gli altri.

Chi viene preso di mira da una setta, ad esempio, inizialmente viene bombardato di notizie negative su tutto ciò che è importante per lui. Si distrugge la stima verso i parenti, gli amici, i conoscenti… Contemporaneamente si offre un rapporto privilegiato di sostegno, magari riempiendo di affetto, o regali, o altre realtà che fanno stare bene una persona, anche a livello intellettuale o spirituale.

Così l’incauta vittima non si rende conto di trovarsi isolata dai propri precedenti punti di riferimento, e di conseguenza cade completamente in balia di questa nuova realtà sociale che le viene offerta.

E tutto avviene senza alcuna manifestazione visibile di violenza. È infatti la vittima stessa che, convintasi della malvagità delle persone che aveva intorno precedentemente, comincia a rovinare i rapporti con loro, finché davvero si trova rifiutata.

A questo punto facilmente crede addirittura che la setta manipolatrice gli abbia aperto gli occhi.

Ha perfino gratitudine, e si attacca dal profondo del cuore a questa nuova realtà. Se poi ci si aggiunge la nota dinamica psicologica nota come sindrome di Stoccolma, il gioco è fatto. Laddove infatti una violenza risulta troppo terribile da ammettere, una persona si difende dalla disperazione immaginando che l’autore della violenza sia invece un benefattore.

Così agisce il demonio nei nostri confronti: ci convince ad allontanarci da Dio per poterci poi irretire quando ormai siamo soli e indifesi.

Ci fa credere che Dio abbia dato indicazioni apparentemente buone solo per proteggere se stesso da noi, e invece si mostra amico nel mostrarci quello che, a dir suo, sarebbe molto desiderabile.

Infatti subito “la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza”. La trappola si chiude. È talmente efficace la manipolazione mentale operata dal serpente, che la donna vede le cose come vuole lui, non come sono realmente!

Il mondo di oggi investe energie enormi nella manipolazione mentale.

Basti pensare allo studio sulle dinamiche ormonali legate agli stimoli dell’attenzione e del desiderio sviluppati nei giochi elettronici, che spesso sono studiati a livello militare. L'uso che ne viene fatto per esempio nel gioco d'azzardo produce guadagni milionari distruggendo la vita di migliaia di persone.

O tutto l’investimento nel marketing e nella pubblicità. Tutte queste realtà altro non fanno che studiare il modo di far credere a percentuali importanti della popolazione che determinate cose siano desiderabili.

Evidentemente queste tecniche funzionano, sennò le imprese non investirebbero in questi campi.

Quando poi tali conoscenze vengono applicate al mondo dell’informazione o dell’educazione, i risultati possono essere devastanti.

Non a caso il primo passo fatto dalla massoneria europea nel piano per la distruzione della Chiesa Cattolica è stato quello di distruggere le scuole monastiche per indirizzare l’educazione nelle mani dello Stato cosiddetto laico.

In Baden-Württemberg, in Germania, nel 2005, fu realizzata una mostra dallo Stato federale, notoriamente non filocattolico, che mostrava l’impressionante distruzione di oltre 2000 monasteri da parte del potere napoleonico nei primi decenni dell’’800. Per essere sicuri dell’efficacia della distruzione, oltre all’esproprio dei beni e alla persecuzione anche violenta dei monaci, furono incentivati i cittadini a usare le rovine dei monasteri come cave di pietra per la costruzione delle proprie case. Ormai in molti casi si può ricostruire l’esistenza di tali edifici solo con le foto aeree.

Non è diversa l’opera di distruzione sistematica della fiducia nella Chiesa Cattolica che ha raggiunto perfino i nostri giorni nella storiografia.

Si sottolineano tutti gli aspetti di corruzione e peccato dei membri del clero, evitando rigorosamente di parlare della portata straordinaria del bene che attraverso la stessa realtà mondana della Chiesa è stato realizzato.

Lo scopo però non è affatto preservare le persone dai danni dei corrotti. Esso serve solo ad allontanare gli uomini dalla Fede Cattolica.

Prova ne è che spesso questa manipolazione avviene proprio da parte dei soggetti che hanno provocato la corruzione che poi denunciano.

Come evidenzia appunto la Parola di Dio.

Il demonio prima induce al peccato, e poi denuncia il peccatore.

Pensiamo al grave fenomeno recente degli scandali degli abusi sessuali: proprio quelle lobby di potere che hanno indotto e alimentato un libertinismo morale fuori da ogni decenza, facendo sì che questo penetrasse perfino nei seminari, sono poi le stesse che sbandierano davanti al mondo le malefatte di chi hanno irretito.

Creando oltretutto la stessa dinamica all’interno delle reti di malfattori e vittime, che reciprocamente si inducono al male e si ricattano in reti di malvagità davvero infernali. Ormai purtroppo queste sono dinamiche note a tutti.

Il racconto della Genesi, lungi dall’essere una banale favoletta per bambini, come i sedicenti sapienti della modernità vorrebbero farci credere, si mostra invece nella potenza di una vera rivelazione.

Mostra infatti la vera dinamica con cui la malizia satanica riesce a raggirare le difese del cuore umano per indurlo nella trappola della diffidenza nei confronti di Dio, suo Creatore.

Ecco allora la grande evidenza. L’uomo era stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Unico fra tutte le creature. Perciò non solo era oggetto di amore per il fatto di essere stato voluto, ma era oggetto di preferenza fra tutti, unico essere che Dio aveva fatto a propria immagine e somiglianza. In questo era già nascosta la predisposizione affinché l’uomo potesse partecipare della Natura Divina.

C’è già qualcosa che accomuna l’uomo a Dio.

Non aveva allora alcun senso diffidare di Dio, né tanto meno pensare che Egli volesse tenere l’uomo lontano dalla propria Divinità.

Al contrario il serpente era selvatico, sconosciuto. Però la donna senza rendersi conto finisce col seguire il suo consiglio. Mangia, e offre all’uomo il frutto.

L’uomo e la donna rompono qui l’obbedienza a Dio.

Si spezza il rapporto di fiducia.

La fiducia viene riposta invece in uno sconosciuto appena arrivato.

La fiducia infatti, è la possibilità che io ho di basare la mia decisione su quello che mi indica un altro.

Perciò attraverso la fede io vado oltre la mia capacità di capire, sentire e vedere.

Posso compiere qualcosa in un ambito a me ignoto sulla parola di un altro.

Qual è però il punto in cui il primo uomo ha rotto la propria fiducia in Dio?

Quando invece che agire sulla Parola di Dio agisce in base a quello che percepisce desiderabile. Questo è stato l’abilissimo lavoro satanico.

E poiché satana sa manipolare i nostri desideri con abilità sopraffina, una volta che ha fatto prevalere in noi questo criterio, di decidere in base a quello che percepiamo buono e desiderabile, noi siamo in mano sua completamente.

Se l’uomo avesse agito in base alla Parola di Dio, e non in base a quello che percepiva buono o desiderabile, per quanto potesse esser confuso, non sarebbe caduto in trappola.

Qui si riscontra nuovamente la dinamica di manipolazione mentale messa in moto dalla massoneria moderna nel suo lavaggio del cervello al mondo occidentale.

Si è insistito sull’uso della ragione come se essa non avesse limiti. Sull’esperienza come se l’uomo potesse uscire indenne da qualunque realtà. Si sono presentati i desideri come qualcosa che è legittima per se stessa.

Si è convinto l’uomo che la libertà consiste nell’essere determinati solo da quello che abbiamo compreso e sentiamo o desideriamo.

Così proprio quell’uomo che finalmente si sente libero è nel sacco, schiavo peggio di Israele in Egitto!

Ma ormai non trova più la via d’uscita, perché non si rende conto che, in realtà, esattamente nel momento in cui ha creduto che la cosa importante fosse la propria certezza razionale, o il proprio sentimento di attrazione, o il proprio desiderio, in realtà dava importanza a queste cose perché si fidava di qualcuno, che con astuzia lo stava convincendo.

Non era affatto autonomia, era fede. Ma nella persona sbagliata!

Ecco che il vero cammino di liberazione dell’uomo è un cammino di fede!

Come? Si stupirà qualcuno. Certo!

Occorre sapere “a chi ho dato fiducia”, come dice la Parola di Dio.

Perché noi diamo sempre fiducia a qualcuno. Qualunque scelta noi facciamo, consapevoli o meno, noi stiamo dando fiducia a qualcuno.

O diamo fiducia a Dio, che ci parla attraverso la voce della coscienza, o diamo fiducia a qualcun altro, che ci convince di non dare ascolto a quella voce.

In questi giorni, molto saggiamente, qualcuno ha riproposto la storia di Pinocchio. Potrebbe essere una riflessione utile per aprire gli occhi!

Solo dopo aver agito noi sapremo se abbiamo riposto bene la nostra fiducia.

Ma il problema è che noi siamo più stolti del cavallo e del mulo, come dice il salmo. Infatti essi apprendono il dolore del morso che hanno in bocca, e per evitare di soffrire, quando sentono tirare obbediscono.

Noi invece commettiamo il peccato, fidandoci del demonio, poi sperimentiamo il fallimento, ma nemmeno dopo questo abbiamo l’umiltà di riconoscere quanto sia stato stolto togliere la fiducia a Dio.

Questo per lo meno sembra essere il punto della storia cui siamo arrivati.

Il Signore ci aiuti a ravvederci prima che sia davvero troppo tardi!

Ma ecco come si conclude questo episodio biblico.

L’uomo viene punito con il castigo che Dio aveva anticipato nel dare il suo comando.

Ma al serpente viene fatta una promessa: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, ella ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

D’ora innanzi l’insidia del demonio accompagnerà tutta la discendenza di Eva, ma allo stesso tempo il Signore promette la vittoria di lei sul serpente.

Questo deve essere la nostra speranza, che poi vediamo iniziare a realizzarsi in Maria, che è perfettamente priva di peccato, anzi, perfettamente unita a Dio.

In lei la sottomissione del satana è già compiuta, la storia sta solo aspettando, come nelle doglie del parto, che questa vittoria si manifesti pienamente.

Ricordiamo inoltre chi è Maria: “Ella concepì per opera di Spirito Santo”.

Ora, se nella Genesi ci viene detto che nell’unione dell’uomo e della donna si forma “una sola carne”, solo uno stolto potrebbe non riconoscere che nell’unione tra lo Spirito Santo e Maria si forma Un Solo Spirito.

Del resto, se lo spirito di Maria non fosse perfettamente aderente a Dio, come potremmo noi chiamarla Immacolata?

Maria è chiamata dalla Santa Chiesa Madre di Dio, e nella presentazione di questa verità di fede la Santa Chiesa spiega che questo non è un puro titolo verbale, come quando si dicono parole pompose per onorare qualcuno con orpelli che coprono la mancanza di gloria.

“Tutta la Gloria della Figlia del Re viene dall’interno”.

Il nome non è altro che un modo di esprimere con parole umane una realtà che è infinitamente più grande, che non ha limiti.

E questo nella Chiesa è Dogma, ovvero, chi non lo crede non è membro della Chiesa!

Madre di Dio indica una partecipazione alla Natura del Figlio Divino.

Se una persona non vuole essere totalmente irragionevole e illogica, non può non arrendersi di fronte al fatto che la Vergine Santissima Maria è Divina.

Non c’è da meravigliarsi, allora, se chi segue il serpente antico prova allergia nei confronti di questa grande Regina, vestita di Sole, avvolta del Cielo come di un manto, con la Luna, simbolo del regno delle tenebre, sotto i Suoi Piedi.

Lo aveva promesso Dio, che ci sarebbe stata sempre questa inimicizia!

E si capisce anche l'antico adagio, ricordato da qualcuno in questi giorni:

Non può avere Dio per Padre, chi non ha Maria per Madre!

E chi è come Dio?

Francesco d’Erasmo

Civitavecchia-Tarquinia, 2-6 aprile 2020.

Castighi e Giustizia di Dio

Ho tentato di condividere l'insegnamento di Gesù sul Castigo come atto d'amore di Dio, così come viene annunciato dalla Fede Cattolica.

Ritorno brevemente su questo.

Il Signore, quando non ha altro mezzo per tentare di salvarci dall'unico male vero, che è la separazione da Lui, il peccato, ci manda dei castighi temporali, proprio per aiutarci a riconoscere che l'allontanamento da Lui è male.

E' come quando viene aggiunta la puzza al gas combustibile, che per natura sarebbe inodore. Il pericolo di una fuga di combustibile è la possibile esplosione, la puzza invece serve perché noi ci possiamo accorgere di una perdita prima che esploda. Se non puzzasse non si potrebbe riconoscere il pericolo.

Quindi i castighi sono uno dei segni della Misericordia di Dio. Egli, come ricordavo, pur avendo compassione di noi, e quindi soffrendo più di noi per i castighi che ci infligge, non rinuncia ad essi, perché vuole la nostra salvezza.

Il vero male sarebbe se noi, per essere stati risparmiati dal castigo, dovessimo allontanarci da Lui per l'eternità, causando perciò a noi stessi una sofferenza eterna.

Le mamme di Civitavecchia esprimono questo in modo molto chiaro ai figli, con una frase tipica: meglio che piangi tu ora che io dopo!

Infatti questo castigo è chiamato temporale. Riguarda solo la nostra vita terrena, è quindi passeggero. E' un castigo pedagogico, educativo.

Anche la sofferenza in punto di morte può essere in parte un castigo, una condizione che ci aiuta a riconoscere che in noi qualcosa non va, che dobbiamo tornare a Dio, prima che sia troppo tardi.

La capacità di Dio di volere, con volontà permissiva o addirittura attiva, il castigo dell'uomo, non contraddice il Suo amore per noi, anzi manifesta il Suo amore senza limiti per la nostra salvezza eterna.

La vicenda di Lazzaro, l'amico di Gesù, evidenzia questo. Gesù sapeva che Lazzaro stava per morire, ma sceglie di non intervenire prima che muoia, affinché la morte dell'amico possa essere occasione di manifestare la Sua Gloria. Questo episodio ci mostra contemporaneamente come non ci sia freddezza da parte di Gesù nei confronti della sofferenza, ma Gesù scoppia in pianto. Dice esplicitamente: "sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate". Infatti la mancanza di fede è l'origine del peccato, la vera causa della morte, mentre la fede è l'antidoto.

Quello di Lazzaro ovviamente non era un castigo, ma ancor di più per questo si capisce che l'amore che Dio ha per noi non coincide con il fatto di risparmiarci le sofferenze necessarie per il nostro bene. Anzi. Se non c'è altra via per toccare il nostro cuore, volere questa sofferenza coincide proprio con l'amore.

Però il castigo divino non è solo quello temporale.

Il Vangelo ci mostra con chiarezza limpida la predicazione di Gesù sul castigo eterno, che egli chiama in vari modi, descrivendo con immagini una condizione di sofferenza senza limiti. Una delle immagini più ricorrenti è quella della discarica di Gerusalemme e del fuoco eterno, la Geenna

Questo castigo esprime una caratteristica ulteriore dell'amore di Dio per noi: la giustizia.

La giustizia è anzitutto una caratteristica di Dio in Sé, è nel linguaggio biblico il termine più pieno per esprimere la Santità di Dio. Dio è fedele perché è giusto. Non cambia. Non è ipocrita e menzognero. La giustizia esprime la sua pienezza.

Anche questo aspetto purtroppo è stato spesso maltrattato nella comprensione contemporanea.

Si intende infatti misericordia come tolleranza  e giustizia come severità. Un po' come se si trattasse di applicare una legge in modo duro o blando, rigido o tollerante.

Perciò si mettono queste due dimensioni in conflitto. Chi dice che Dio castiga, secondo taluni, negherebbe la Sua Misericordia.

Il fatto è che la Giustizia e la Misericordia di Dio non hanno niente a che fare con questo.

La Giustizia di Dio è il Suo rispetto perfetto, infallibile, della nostra libertà. Per questo è una cosa sola con la Sua Misericordia.

Se l'uomo si allontana da Dio perché ingannato dal demonio, o comunque senza volerlo in modo perfettamente libero, anche se il cammino per allontanarsi da Dio lo percorre liberamente, in realtà non ha scelto pienamente di allontanarsi da Dio. Questo Dio lo sa. E nella Sua Misericordia fa sì che l'uomo prenda consapevolezza della direzione in cui sta camminando e possa pentirsi. E per questo il Signore può anche usare i castighi temporali, cioè provvisori.

Ma se l'uomo si allontana da Dio, e rendendosene conto decide di continuare sulla stessa strada, finché questa diventa una decisione pienamente libera, Dio rispetta la libertà di questa persona, e quando sa che questa libertà è ormai irrevocabile, la asseconda. Questo è il castigo eterno.

Da quel punto in poi l'uomo è dannato, cioè è destinato per l'eternità a stare lontano da Dio. Non può più tornare. Come il ricco che aveva Lazzaro alla porta. Tutti i giorni lo vedeva, e mai ha voluto pentirsi di non aprire il proprio cuore.

Gesù dice con chiarezza che la condizione definitiva di quell'uomo è irrevocabile. Ma quell'uomo ha avuto tempo per pentirsi: non ha voluto!

Anche quando noi vediamo l'esito della vita degli altri, Dio ci sta manifestando quello che potrebbe avvenire a noi, se percorriamo la stessa strada. Se noi invece pretendiamo di pecorrere la stessa strada e avere un esito diverso, inganniamo noi stessi.

Questo è ciò che la Chiesa chiama castigo eterno, o inferno.

E' il segno supremo della Giustizia di Dio.

Dio, che ha creato l'uomo per amarlo e riempirlo della Sua Vita Divina, rinuncia a compiere il Suo Disegno per non forzare la libertà di quella persona. Dio rispetta quella libertà, perché è giusto.

In realtà Dio condanna quell'uomo al castigo eterno proprio per il Suo immenso Amore.

Ama la libera volontà di quell'uomo più di quello che Egli stesso aveva progettato per Lui.

Che amore sarebbe, se gli togliesse la libertà vera di scegliere di allontanarsi da Lui per sempre? Sarebbe piegare l'uomo, non rispettarlo.

E sarebbe anche profondamente ingiusto. Come se dicesse all'uomo: ti do la libertà. Ma quando l'uomo usa la libertà diversamente da come vuole Dio gliela togliesse.

Per questo, anche l'inferno è eterno, come il paradiso, non ha fine. Perché se avesse una fine anche la libertà di quella persona cesserebbe, e questo sarebbe ingiusto.

Allora chi oggigiorno cerca di negare questo insegnamento del Vangelo, che la Chiesa proclama, finge di volerci bene, evitando di spaventarci, ma in realtà vuole privarci della libertà che Dio ci ha dato, una libertà vera, piena. Se poi a farlo è un uomo di Chiesa, ci sta ingannando. Forse sta ingannando pure se stesso.

Se infatti la dottrina sull'inferno fosse una cosa cattiva, come avrebbe potuto Dio manifestarla a tre bambini innocenti attraverso la Vergine Maria? La visione dell'inferno è stata infatti la prima parte del segreto di Fatima rivelato ai pastorelli il 13 luglio 1917.

Allora vediamo che questa Giustizia del castigo eterno è lo stesso amore che si manifesta nella Misericordia.

La differenza non è nell'atteggiamento di Dio verso le persone. Con uno condanna, con l'altro Misericordia.

L'amore è lo stesso, e rispettando la nostra libertà, taluni li danna, taluni li salva, secondo quello che noi stessi scegliamo!

Quell'uomo che si allontana da Dio, ma non ha scelto nella pienezza della sua libertà di farlo, ha da Dio l'occasione di tornare.

Perfino nel momento della morte! Ecco cosa significa il Purgatorio.

Per questo Dio ci avverte di non giudicare mai nessuno. Egli solo scruta il cuore di ogni uomo.

Quella persona che fosse arrivata impreparata in punto di morte, ma se ne pente, perché rendendosi conto del cammino percorso capisce che non era quel che voleva, riceve anche dopo la morte una possibilità di riavvicinarsi a Dio fino alla perfetta comunione con Lui.

Ecco allora il significato di quell'invito pressante della Madonna a Fatima, affinché preghiamo per le anime del Purgatorio.

Il Signore, in virtù della Comunione dei Santi, permette a noi di collaborare al perfezionamento della unione delle anime di questi defunti con Lui stesso.

Ma quella persona che ha vissuto vicino a Dio tutta la vita, e poi decide di allontanarsi, disprezza il dono di Dio, e se la morte lo coglie in quella condizione, si danna. Ha infatti conosciuto il dono di Dio, e lo ha calpestato.

Gesù per esempio, parlando di Giuda, che ha conosciuto il Figlio di Dio, ma lo ha tradito, dice che sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato.

Infatti, in quel caso non avrebbe patito un castigo eterno. Se invece l'inferno non esistesse, o fosse l'annientamento della persona, la frase di Gesù non avrebbe senso.

Ecco allora il significato della vendetta di Dio. Anch'essa non è altro che la manifestazione della Sua Giustizia, del rispetto sconfinato che Dio ha per la nostra dignità di persone libere.

Se uno offende Dio, lo tratta come nemico. Se questa offesa è libera, senza pentimento, Dio rispetta l'inimicizia dell'uomo, lo tratta come il nemico che lui stesso ha scelto di essere davanti a Dio.

Ecco perché non è del Dio della Giustizia che dobbiamo diffidare.

Egli ci ama davvero senza misura, anzi ha offerto Se Stesso per darci l'ultima occasione di tornare a Lui, espiando le nostra colpe al posto nostro, in modo che nemmeno la paura della pena possa trattenerci dal tornare.

Diffidiamo piuttosto di chi ci presenta un falso dio, che è indiffernte alla nostra libera scelta, che in realtà renderebbe nulla tutto quello che noi siamo, togliendo valore alla nostra esistenza, rendendo la libertà una finzione vana.

Chi ci presenta una tale caricatura di Dio ci vuole schiavi, e la schiavitù non è mai per un bene.

E' un trucco per sottometterci a sé.

Il giusto invece, che sa che Dio è Giusto, non ha paura di nessuno, perché la sua causa è affidata in buone mani.

Il Signore ascolta la sua voce.

Cfr. Dn 13 e Gv 8

30 marzo 2020

Lunedì della V settimana di Quaresima, I di Passione

 

 

 

Supplisce la Chiesa

Quando i fedeli sono privati senza colpa di un bene, supplisce la Chiesa.

In questo momento non c'è più tempo per sottili disquisizioni. Visto il clima degli ultimi decenni anche nella Chiesa i sacerdoti si sono trovati a dover fare equilibrismi quando volevano dire la verità, perché c'era subito chi era pronto a pugnalarli alle spalle.

Ma così, chi ha insegnato la menzogna ha lavorato indisturbato, e i poveri fedeli assetati di verità si sono trovati senza nemmeno l'istruzione basilare.

Per quel che posso cerco di aiutare in alcune cose primarie, mettendo a disposizione quel che senza mio merito mi è stato donato di conoscere.

Supplet Ecclesia - Supplisce la Chiesa

Questo principio fondamentale del diritto ecclesiastico è anche chiamato epikeia, ed esprime una delle cose più belle della nostra fede.

La Santa Chiesa è mediatrice universale della Grazia. Tutta la Grazia che Dio effonde sull'umanità ha scelto di effonderla tramite il Suo Figlio Gesù e Gesù ha scelto di effonderla tramite la Sua Chiesa.

Fra l'altro questa è anche la ragione per cui "non può avere Dio per Padre chi non ha Maria per Madre".

Perché Maria è modello e immagine della Chiesa. Maria è Madre della Chiesa.

Ecco perché i nemici della Chiesa che adesso sono riusciti a prenderne il comando dal di dentro rifiutano la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

Comunque la Chiesa rimane la realtà che è generata dal Costato trafitto di Cristo per la Redenzione di tutti gli uomini. Essa non può essere diminuita in alcun modo dai peccati dei suoi membri, nemmeno di chi ricopre i massimi gradi della Sua gerarchia.

Un giorno portarono a San Francesco un prete tirato giù dal letto della moglie di un parrocchiano, e San Francesco si inginocchiò a baciargli le mani, dicendo: "queste mani sono le uniche che possono portare giù dal Cielo il mio Signore".

Nessun peccato umano può impedire alla Grazia di Dio di venire a noi attraverso la Sua Chiesa.

Nella Chiesa le leggi su ciò che è legittimo e ciò che è valido esprimono tutte uno spirito della legge che è sopra tutte quante le norme:

pro bonum animarum - per il bene delle anime.

Ogni regola e disciplina serve per il maggior bene delle anime, e laddove manca qualcosa senza colpa, appunto, supplisce la Chiesa, concedendo quel che manca senza bisogno di fare nulla.

La Chiesa infatti non è solamente il Suo Corpo visibile in terra, la Chiesa è la Comunione dei Santi, unita perfettamente a Gesù Cristo. E' quindi per il potere stesso di Gesù che Essa può conferire quelle Grazie per cui materialmente manchi qualcosa rispetto al modo normale in cui esse vengono amministrate.

Per esempio un prete ridotto allo stato laicale, spretato, come dice la gente, se si trova davanti a un moribondo, può dargli validamente l'Assoluzione sacramentale dei peccati, anche se invece normalmente non può assolvere validamente.

Ora, se io potessi liberamente accedere ai sacramenti, e rifiutassi di farlo, per qualunque ragione, o li ricevessi senza le debite disposizioni, la Grazia di Dio non potrebbe salvarmi. Anzi potrei addirittura attirarmi la disgrazia con una profanazione o un sacrilegio.

Ma se al contrario, come è il caso presente di una moltitudine di cristiani nel mondo, io adesso non posso accedere ai sacramenti per causa di forza maggiore, ma ho il desiderio di ricevere la Grazia di Dio, sono sinceramente pentito dei miei peccati, perché peccando ho offeso Dio, oltre che aver meritato i Suoi castighi, e sinceramente desidero restare unito a Lui, con la decisione ferma di confessarmi appena potrò, la Grazia di Dio mi raggiunge pienamente, come se il Sacramento lo avessi già ricevuto.

Si dice che la Chiesa supplisce a ciò che manca. In questo caso proprio la materia stessa del sacramento.

Se quindi desidero fare la Santa Comunione ma non posso, faccio l'atto di dolore, come ho detto ora, e chiedo al Signore di venire nel mio Cuore.

Questo avviene per la fedeltà di Gesù alle Sue Parole: se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, tanto più il Padre Vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono.

Perciò sì, la Indulgenza Plenaria di questa sera alle 18 è pienamente valida per quelli che si dispongono così nel proprio cuore.

Sicuramente verrà anche in qualche modo indicato questo nella stessa celebrazione.

[Vedi sotto, nota poscritta]

Queste cose in realtà sono sempre state insegnate nella Chiesa, purtroppo negli ultimi anni si è parlato tanto di altre cose, che non c'è stato tempo per queste.

Pregate per noi sacerdoti, perché il castigo di Dio non ci distrugga totalmente dalla Sua vista, ma che abbia misericordia di noi. Sennò di noi non rimarrebbe nemmeno il ricordo.

Un'ultima cosa: l'indulgenza plenaria, come è stato pochi giorni fa ricordato dalla Penitenzieria Apostolica. si può lucrare ogni giorno, sempre con l'atto di dolore, la Comunione, la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice e il Padre Nostro.

Basta mezz'ora di lettura della Parola di Dio senza interruzione, come preghiera.

Oppure un Santo Rosario di 5 misteri senza interruzione in famiglia.

Offriamo tante Indulgenze per tutti coloro che stanno morendo senza sacramenti!

F. d'Erasmo, 27 marzo 2020

Nota poscritta:

E' evidente dal testo sopra pubblicato che esso è stato scritto prima della abietta offesa al Signore effettuata in Piazza San Pietro in Vaticano e alla porta della Basilica Vaticana la sera del 27 marzo 2020.

Diventa perciò necessario fare una precisazione, una correzione. In effetti già in questo testo davo per scontato che nel corso della celebrazione di quella che era stata annunciata come una "Indulgenza plenaria" con la "Benedizione Urbi et Orbi" sarebbero state sicuramente date le indicazioni per riceverla. E così è stato: subito prima di quella che avrebbe dovuto essere appunto tale "Benedizione" è stato precisato che l'indulgenza plenaria si sarebbe potuta lucrare alle solite condizioni.

Ora, visto che di tali condizioni non è stato compiuto nulla, ovviamente l'indulgenza non è stata concessa a nessuno.

Infatti:

Non è stata impartita alcuna "Benedizione Urbi et Orbi";

Ai fedeli non è stata data la possibilità di ricevere la Assoluzione Sacramentale per gli otto giorni successivi;

Ai fedeli non è stata data la possibilità di accostarsi alla Comunione Sacramentale negli otto giorni successivi.

Pertanto ovviamente non è stata lucrata alcuna indulgenza da alcuno attraverso quella brutta e terribile offesa al Santissimo Sacramento perpetrata proprio in quel luogo dove Pietro ha sparso il suo sangue per la Testimonianza di Gesù.

Forse varrebbe la pena riflettere sul mosaico del pavimento dove si è svolto il tutto...

Francesco d'Erasmo

Castighi e misericordia di Dio

Oggi, -anzi , in Italia fino a domenica 8 marzo-, e da molto tempo, nelle chiese non si sente più parlare di castighi.

Se talvolta qualche sacerdote prende l’argomento, quasi sempre lo fa, o lo faceva, per affermare che Dio non può castigare perché è misericordioso.

Si presenta come un fatto evidente l’opposizione tra castigo e amore misericordioso di Dio, facendo intendere che chi ama non può castigare, e che chi castiga non ama.

Pertanto, visto che Dio è amore, non può castigare.

Si accusa di fatto di eresia chi parla in modo diverso, a volte anche mettendo in serie difficoltà tali sacerdoti, e si obbligano i credenti a credere che una parte molto importante della Parola di Dio sia da interpretare diversamente da quello che esplicitamente afferma.

Facendo quindi pensare che la Parola di Dio voglia dire sempre cose diverse da quelle che effettivamente dice.

Si crea quindi in modo diretto una correzione della Parola di Dio, in nome di una interpretazione che viene fatta passare per quella della Chiesa Cattolica, e in modo indiretto si induce un approccio generale alla Parola di Dio in cui l’interpretazione sembra essere necessariamente molto diversa dal significato evidente e semplice dei testi.

Anzitutto voglio rammentare le osservazioni fatte da Benedetto XVI nei suoi Appunti sul problema dello scandalo degli abusi nella Chiesa dell’aprile 2019, pubblicati sul Klerusblatt, in Italia pubblicati dal Corriere e altri.

Il pontefice teologo ci ricorda che, specialmente a partire dagli anni ’60, nella Chiesa Cattolica l’impianto giuridico non ha reso di fatto più possibile difendersi dagli errori dottrinali, favorendo anzi chi insegnava ai futuri sacerdoti dottrine diverse o perfino contrastanti con quelle autentiche della Chiesa, senza che ci fossero mezzi per impedirlo.

Un po’ come un virus senza cure.

E così le nuove dottrine, anche se non sono veramente la dottrina cattolica, si sono diffuse in tutta la Chiesa come se lo fossero, arrivando perfino alla persecuzione di chi cercasse di studiare dottrine più fedeli al Magistero Autentico.

E papa Benedetto racconta esplicitamente dei casi che riguardano ad esempio lo studio dei suoi libri nei seminari. Il parallelo col funzionamento dei virus è proprio impressionante.

Il virus si insedia nel sistema di replicazione del programma di vita delle cellule danneggiandolo, producendo cellule malate e diffondendosi a scapito di quelle sane.

Così la falsa dottrina si diffonde proprio dove si diffondono coloro che poi insegnano la dottrina capillarmente in tutto il corpo della Chiesa, diffondendola a scapito della vera dottrina cattolica.

Non occorre quindi meravigliarsi che dagli altari, o meglio dagli amboni, si sia proclamato spesso per anni un magistero che non è più quello della Chiesa.

Paolo VI, sul finire del suo pontificato, confidò al suo amico Jean Guitton il suo timore in proposito, affermando che in un futuro prossimo si sarebbe arrivati probabilmente a una diffusione di un pensiero non cattolico dentro la Chiesa stessa.

Ma egli aggiunse che, quand’anche questo pensiero fosse diventato il pensiero della maggioranza dei cattolici, non per questo sarebbe mai diventato il pensiero cattolico.

E lo stesso pontefice, che concluse il Concilio Vaticano II, è anche colui che dichiarò allo stesso filosofo che “il fumo di satana è entrato nella chiesa”.

Queste osservazioni servivano per ricordare che la fonte per conoscere il Magistero Autentico della Chiesa, purtroppo, spesso non è più l’ascolto della predicazione dei sacerdoti nelle chiese. Non dovrebbe essere questa la situazione, ma purtroppo, almeno fino alla pausa del Coronavirus, lo è stata in una grandissima parte dei casi.

Ora vorrei entrare nel tema specifico che in questo momento storico interroga molte persone. Gli avvenimenti negativi che interessano l’uomo, possono essere letti solo come fatti casuali?

Oppure sono da attribuire solo alla conseguenza di comportamenti umani, come un meccanismo di causa-effetto?

Come ad esempio quando si afferma che la terra si sta surriscaldando, producendo conseguenze nefaste per l’uomo, come conseguenza meccanica della vita dell’uomo sulla terra, nella sua produzione di gas o altro, rendendo l’incidenza della vita dell’uomo sulla terra del tutto equivalente a quella del bestiame, che anch’esso con i gas prodotti dalla digestione sta incidendo sul clima?

Come vede la fede Cattolica questo tipo di eventi?

Si può essere veri cristiani e credere che invece Dio intervenga nella storia e nella natura modificando le cose per castigare l’uomo?

Qual è la visione cristiana al riguardo?

Anzitutto possiamo consultare facilmente l’ultimo testo sistematico che la Chiesa Cattolica ha promulgato come Magistero Autentico, che presenta la fede cristiana nella sua completezza: il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Esso contiene anche un comodo indice tematico, dove troviamo la voce “Castigo”. In esso vediamo subito che ci sono ben sei riferimenti.

Il primo è al paragrafo 211, laddove si parla proprio della manifestazione di Dio, che rivela se stesso, “ricco di misericordia”, e si dice subito che Gesù stesso si rivela con il nome divino. In questo paragrafo leggiamo, a proposito della fedeltà di Dio al Suo amore: “malgrado l’infedeltà del peccato degli uomini e il castigo che merita”. Questa frase potrebbe stupire. Infatti si afferma come una cosa del tutto evidente che il peccato merita il castigo. Si dice senza nemmeno soffermarsi troppo, proprio perché appare una cosa fuori discussione.

Il successivo paragrafo indicato nell’indice, il 1031, fa parte della trattazione del Purgatorio, e distingue appunto questo stato dal “castigo dei dannati”. Anche qui si rende evidente che l’inferno non è la mera conseguenza del male dell’uomo, ma è un castigo inflitto da Dio. Anche qui il testo è posto all’interno della trattazione senza mostrare alcun senso di difficoltà. Chi scrive non sente assolutamente il dovere di dare spiegazioni, come se questa affermazione potesse suscitare perplessità.

Il terzo passo citato, 1828, tratta delle motivazioni che possono spingere l’uomo al bene o al male, e tra queste parla del timore del castigo, anche qui dando come evidente che il castigo esiste. Si sottolinea semmai che il timore del castigo in sé non è un atteggiamento da figli di Dio, ma non si mette affatto in discussione il fatto che il castigo ci sia.

Il quarto passo, 1964, riprende sostanzialmente lo stesso concetto allo stesso modo, riferendosi anche al rapporto tra la legge antica e il Vangelo.

Il quinto passo, 2061, citando Origene, riferendosi proprio all’iniziativa d’amore di Dio per il Suo popolo, l’Alleanza, afferma che la perdita della libertà del paradiso è avvenuta “per castigo del peccato”.

L’ultimo passo, 2090, addirittura afferma che il “timore di offendere Dio e di provocarne il castigo” è parte della virtù teologale della speranza!

Negli ultimi anni, molti hanno messo in opposizione la predicazione di papa Bergoglio alla possibilità di parlare di castighi di Dio.

L’insistenza sulla Misericordia viene vista come la negazione del castigo.

Ricordiamo però tutti come specialmente negli anni 2013-2015 in Piazza san Pietro si distribuisse la scatoletta della Misericordina, una trovata simpatica per rendere nota a tutti la devozione della Coroncina della Divina Misericordia.

Tale pratica è legata alla missione ricevuta per rivelazione mistica da Suor Faustina Kowalska, proclamata santa da San Giovanni Paolo II, che accolse anche le richieste fatte da Gesù attraverso di lei in merito a tale devozione, tra le quali l’istituzione della Domenica della Divina Misericordia nella seconda domenica di Pasqua, ossia proprio al centro dell’anno liturgico!

Il testo nel quale Santa Faustina ha comunicato le richieste fatte da Gesù è il suo Diario.

Chi legge questo diario si accorge che Gesù esorta con una impressionante insistenza ad invocare la Divina Misericordia perché c’è il pericolo di impressionanti castighi, che vengono descritti con un linguaggio molto forte.

Fra l’altro non è difficile vedere in molte di quelle descrizioni degli avvenimenti che paiono poi coincidere con quelli accaduti nell’arco della seconda guerra mondiale.

È allora evidente che la negazione del castigo di Dio come parte della fede della Chiesa Cattolica è un inganno, è una vera menzogna.

Detto questo, occorre comprendere che cosa ci dice davvero la Sacra Scrittura e la fede della Chiesa quando ci parla di castighi di Dio.

Anzitutto, prendo in prestito un concetto di San Giovanni Paolo II, espresso anche in occasione dello tsunami del 2004, ma che in realtà è stato sempre presente nel suo magistero: se l’uomo si ribella a Dio la natura si ribella all’uomo.

Questo concetto fa vedere che l’ordine stabilito da Dio va oltre un livello puramente meccanico, per cui noi, appunto, scaldiamo la terra con la chimica della nostra esistenza, e la terra si surriscalda, per esemplificare con un tema di moda.

Qui c’è un piano morale che non ha niente a che fare con le dinamiche materiali, è spirituale.

L’uomo provoca la ribellione della natura con la propria ribellione a Dio.

L’aborto, per esempio, provocherebbe ovviamente una diminuzione dei danni ecologici che l’uomo può produrre con la propria interazione meccanica col pianeta.

Ma siccome è un peccato di omicidio, provoca la ribellione della natura.

Nel Catechismo di san Pio X, per esempio, si ricordavano i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”, laddove l’identificazione di questi peccati era rigorosamente biblica. Fra questi peccati si trova l’omicidio volontario.

L’aborto è una forma abominevole di omicidio volontario.

Anche se la nuova formulazione del Catechismo non utilizza più direttamente questa espressione, questo non significa che questo sia cancellato dal magistero della Chiesa, infatti nella sostanza il nuovo Catechismo esprime le stesse verità.

Ma se noi ripercorriamo la Parola di Dio, troviamo innumerevoli passi dove si descrive il castigo di Dio per il peccato degli uomini, o singoli o come popolo, e comprendiamo in modo molto semplice il significato di questi castighi.

La chiave ci viene offerta dalla Lettera agli Ebrei (12, 6), dove viene affermato proprio l’opposto di quello che oggi viene negato: “il Signore castiga chi ama”. E il riferimento del contesto è al comportamento di un buon padre, che corregge il figlio.

Il castigo, quindi, non è un comportamento che contraddice la Misericordia di Dio, ma che la esprime nella sua pienezza.

Ripercorrendo la storia biblica, noi vediamo che Dio castiga l’umanità traviata con il diluvio, ma salva Noè, che era giusto. Quando Sodoma è piena di peccato, Dio la distrugge, ma salva Lot. Quando Dio minaccia la distruzione di Nìnive, gli abitanti, ascoltando la predicazione del profeta si ravvedono, e Dio desiste dal proposito di distruggerla. Insomma, si vede molto bene che Dio non gode della distruzione dei peccatori, ma che vuole che desistano dal loro peccato, si convertano, e si salvino!

Questo viene affermato più volte per mezzo dei profeti in modo esplicito, e Gesù poi ripetutamente lo ricorderà, con le parole e con i fatti.

Ma questo non toglie che, quando gli uomini non desistono dal peccato, i castighi arrivano.

Alcuni poi utilizzano alcune espressioni di Gesù per porle in contrapposizione all’antico testamento, facendo credere che l’antico testamento fosse la fede in un Dio che castiga e Gesù invece avrebbe presentato un Dio che perdona incondizionatamente, senza chiedere la conversione.

Uno dei pretesti per confondere i fedeli è la domanda fatta dai discepoli sul cieco nato: “chi ha peccato perché costui nascesse cieco”, e Gesù risponde: “né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma questa cecità è perché si manifestino le opere di Dio”. Occorre ricordare che Gesù incontra anche un paralitico, e lo guarisce, e a lui dice: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio” (Gv 5, 14). L’evangelista è sempre Giovanni!

E nel vangelo di Luca, che tutti chiamano il vangelo della misericordia, il capitolo 13 è impressionante: “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.

Insomma, da qui si vede in modo evidente qual è il significato del castigo, ovvero il richiamo forte, fortissimo, di Dio all’uomo, perché si converta.

Allora, tornando al paragone con il padre, che Gesù stesso fa moltissime volte, come mai un buon padre castiga un figlio?

Si tratta di una priorità di valori: se il padre sa che il suo figlio con un certo comportamento si danneggia in modo grave o irreparabile, ma il figlio non lo comprende, perché non vede il male che si può procurare, se questo padre non ha altri mezzi per far cambiare comportamento al figlio, il padre genera sofferenza nel figlio che si comporta in quel modo, sperando che il figlio cambi almeno per fuggire da quella sofferenza.

Ora, il nostro Padre del Cielo sa che il male più grave per l’uomo è la dannazione eterna, la distruzione eterna della sua felicità, della sua possibilità di amare.

Se l’uomo non capisce da solo che il peccato provoca questo male eterno e irreparabile, Dio non ha altro modo per fargli capire che quel comportamento è distruttivo, che facendogli sperimentare la distruzione di beni meno importanti, come quelli terreni.

Anche la vita del corpo non è paragonabile al valore della vita eterna!

Gesù dice: “Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?” (Mt16,26)

Quando è in pericolo tutto, uno è capace di sacrificare qualunque cosa. Lo vediamo bene in questi giorni.

Ora, la vera difficoltà che noi abbiamo oggi nel comprendere il castigo è proprio questa: non riusciamo più a vedere che cosa vale di più.

L’uomo contemporaneo è stato indotto a pensare di poter vivere senza Dio, ma non senza i beni materiali.

La manifestazione di questo è il modo con cui si sta affrontando l’emergenza Coronavirus.

Alla frequenza dei sacramenti si può rinunciare, a ciò che riguarda le necessità corporali no.

E nessuno vuole capire che è vero proprio il contrario.

L’uomo è come il tralcio, senza essere attaccato alla vite non può vivere.

Così Gesù dice con estrema semplicità e chiarezza che l’uomo, di qualunque tempo, cultura, condizione, non può mai vivere senza essere unito a Lui.

Se l’uomo non vuole accettare questa verità, a Dio non resta altro mezzo che i castighi per tentare di salvarci.

Ma dai castighi ci può salvare solo il tornare a Lui.

Non certo la paura di contagiarsi attraverso la frequenza della Chiesa e dei sacramenti.

Francesco d’Erasmo

11 marzo 2020

Tempo di cambiamento

Oggi anche in chiesa spesso si sente parlare di cambiamento.

Cambia questo, cambia quello, in un luogo si dice una cosa, altrove il contrario, sembra che non ci sia nulla di stabile.

Sembra che senza cambiamento non ci sia novità. Si prende anche pretesto dalle parole di Gesù: "vino nuovo in otri nuovi".

Chi rimane perplesso viene facilmente chiamato fariseo, solo perché non capisce cosa significhi cambiare per cambiare. Insomma, sembrerebbe che se non si cambia tutto si rimane incastrati dentro un vecchiume da buttare. 

Veramente tutto ciò che viene dal passato va buttato via?

Qual è il vero insegnamento della Chiesa in questo ambito?

Per rispondere a questa domanda bisogna tener conto della mentalità del mondo in cui viviamo.

Questa insistenza sul cambiamento a tutti i costi in realtà è da qualche secolo ormai una mentalità che si è voluta imporre prima in occidente e poi mano mano in tutto il mondo. E' stato uno strumento astuto di lotta per il potere, è un tema culturale.

Coloro che dall'interno della stessa Chiesa vorrebbero che essa semplicemente seguisse questo fiume non sono proprio degli apripista. Anzi, sono loro stessi che si lamentano del ritardo. Si dice che è l'ora di smetterla con le cose del passato, di aprirsi al futuro, per essere al passo coi tempi ed evitare di essere condannati a finire come tutte le cose antiche: magari belle, ma morte.

Se però si presta attenzione, in realtà in tutti gli argomenti di costoro non c'è nulla che venga dalla nostra fede.

Molto spesso si giova sull'ignoranza di chi ingenuamente si fida dei suoi pastori, affermando per esempio che è lo spirito del Concilio Vaticano II che impone questi cambiamenti, e coloro che li rifiutano sarebbero nemici del Concilio. Ma la stessa Costruzione Gaudium et Spes, bandiera di questi tali, afferma esplicitamente l'opposto. Al n. 10 leggiamo infatti: "la Chiesa afferma che al di sopra di tutti i mutamenti ci sono cose che non cambiano; esse trovano il loro fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli (cfr. Eb 13, 8)".

Però con astuzia alcuni vogliono far credere che non sia così, allora ci presentano alcune parole della Sacra Scrittura, manipolate astutamente, per far vedere che anche Gesù era uno che cambiava tutto, che voleva una svolta, che denunciava chi si attaccava alle abitudini... Se non siamo attenti a comprendere quello che veramente dice Gesù nel contesto di tutta la Sua predicazione, rischiamo davvero di lasciarci sedurre da argomentazioni incantatrici.

Anzitutto: qual è il metodo con cui si formulano questi ragionamenti? In logica si dice che sono dei sillogismi errati, falsi. Si fa un ragionamento usando determinate parole, ma chi ascolta non si rende conto che la stessa parola lungo il ragionamento viene usata con significati diversi. E' come il gioco delle tre carte: chi muove le carte è così abile, che tu credi di fissare gli occhi su una carta, ma quando non te ne accorgi essa viene sostituita da un'altra.

Tornando al nostro argomento, in breve si può dire che quando Gesù parla di cambiamento, chiede di abbandonare la mentalità del mondo per abbracciare la mentalità di Dio.

E Gesù chiama vecchio ciò che è del mondo e nuovo ciò che è di Dio.

Invece, chi ci vuole convincere che dobbiamo buttare via tutte le cose che vengono dal passato e fare cose tutte diverse, parla in modo cronologico. Per Gesù le cose vecchie e quelle nuove non hanno un legame con una epoca o con una cultura.

Invece chi manipola le Sue parole identifica il nuovo con il diverso, o con quello che viene dopo, e il gioco è fatto.

Allora oggi si dice che bisogna imparare da tutto ciò che è diverso da noi: secondo questo ragionamento i cattolici devono imparare dai cristiani non cattolici, i cristiani dai non cristiani, i credenti da chi non ha fede.

Peccato che Gesù diceva esattamente l'opposto. A Pietro, subito dopo averlo investito del potere delle chiavi, Gesù si rivolgerà con le parole più dure che si possano immaginare, lo chiama satana, perché non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini.

Allora è vero che dobbiamo cambiare. Questa parola è proprio l'inizio della predicazione di Gesù: dobbiamo cambiare mentalità, smettere di pensare secondo il mondo e cominciare ad abbracciare la mentalità di Dio.

Questa è l'unica vera novità!

Convertitevi

Gesù fin dall'inizio della Sua missione ci invita a cambiare, a passare dalla maniera di pensare degli uomini e del mondo a quella di Dio.

Il Suo linguaggio viene percepito come nuovo, un linguaggio che ha autorità, perfino un linguaggio duro. Le persone si chiedono chi possa comprenderlo.

È proprio impossibile imparare il Suo linguaggio?

Se così fosse avrebbero ragione coloro che ritengono necessario adattarlo al linguaggio del mondo, degli uomini.

In realtà, già dalla prima missione dagli Apostoli, appena ricevuto lo Spirito Santo, accade il miracolo: ognuno li sentiva parlare la propria lingua.

Questo miracolo è segno che l'annuncio della fede è comprensibile per ogni uomo, in ogni tempo, lingua, o cultura egli sia cresciuto.

Se ci pensiamo bene, il vero avvenimento che ci dice che il linguaggio di Dio è comprensibile all'uomo è proprio il fatto stesso che Dio si è fatto uomo, perché ora Dio parla come un uomo che parla con un altro uomo. Come profeticamente era accaduto a Mosè.

La Chiesa da sempre ha proposto un cammino molto concreto per imparare il linguaggio di Dio: ripetere le Sue parole.

Anche per lo studio delle lingue è fondamentale ascoltare e ripetere.

Tutta la liturgia e la ritualità della Chiesa è principalmente ripetizione di parole e gesti di Dio, in particolare spesso proprio di Gesù.

Ma c'è una preghiera in particolare che è da un lato più semplice, e dall'altro ripete le parole più importanti della nostra fede.

La preghiera di Gesù e le parole con cui il Signore inizia la Sua unione tra la Sua natura divina e la nostra natura umana: l'Ave Maria.

Questa preghiera, ripetuta e intercalata dalla ripetizione dei misteri principali della vita di Gesù, è il Rosario.

È un modo privilegiato per imparare il linguaggio di Dio.

"... implorai, e venne in me lo spirito della sapienza." (Sap 7, 7)

"... quanto più il Padre vostro del Cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!" (Lc 11,13)

 

Il primo passo indispensabile per poter conoscere la nostra fede è il più semplice: chiedere questo dono a Dio!

Invochiamo la Vergine Santa Maria, sposa dello Spirito Santo, che interceda per noi questo dono.

Il Signore ha promesso questo dono, dobbiamo solo desiderarlo e chiederlo con sincerità, e il Signore ce lo darà.

"Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" (Lc 11, 11-13)

Non è una magia. Questo dono il Signore lo dà in mille modi, che Egli solo conosce.

Per ognuno Egli ha il modo migliore.

Ci farà incontrare con qualcuno, ci farà fare certe letture, ci farà attraversare determinati avvenimenti, perfino prove che purificheranno la nostra vita. Ma, se noi perseveriamo nel desiderio sincero della fede, e non ci ribelliamo alle risposte che il Signore dà alla nostra richiesta, Egli certo ce la donerà.

In realtà la fede è il dono che già è stato fatto a ogni battezzato nello stesso sacramento del battesimo. Occorre solo che noi la desideriamo davvero!

 

Capisci quello che stai leggendo?

Con queste parole San Paolo si rivolge all'eunuco della regina di Candace che stava leggendo la parola di Isaia. Lo stesso Gesù si era affiancato ai discepoli di Emmaus per spiegare loro tutto quello che si riferiva a Lui nelle Sacre Scritture.

Appare insomma evidente, a partire dal ministero di Gesù, che per comprendere la Parola di Dio occorre una guida. Questo non perché siano complesse, ma, come dice San Pietro, perché siano comprese nello stesso Spirito con cui sono state scritte.

Concretamente questo significa che le Scritture possono essere comprese correttamente solo in conformità con l'insegnamento autentico della Chiesa. Una lettura della Scrittura che contraddice qualche dogma, o si contrappone alla forma come quel brano è stato compreso da generazioni di Santi, sicuramente contiene qualche errore.

Lo studio di un brano fondato solo su argomenti tecnici, cosiddetti scientifici, ma che dimentica l'autore ultimo e unico della Scrittura e del Magistero, che è Dio, non può essere sufficiente a comprendere fino in fondo il testo. Infatti quello che accade in chi pretende di escludere la fede dallo studio della Parola di Dio, è che finisce sempre per dover negare qualche passo della Scrittura, o qualche aspetto imprescindibile della Fede della Chiesa. È una posizione che porta a contraddizioni insuperabili. Allora si finisce per dire che quel brano in realtà vuol dire qualcosa di diverso da quello che evidentemente dice. Il che poi evidentemente non è credibile. In una prospettiva che non parte da come la Chiesa fin dall'inizio ha letto le Scritture si finisce per non capire nulla e riempirsi di dubbi.

I Santi di tutte le epoche invece testimoniano con la propria vita come seguire la Parola di Dio, e in particolare il Vangelo, con la semplicità dei bambini, porti a vivere una vita piena e luminosa, come infatti il Vangelo promette.

A chi lo accoglie come un bambino Gesù ha promesso il regno dei cieli.

San Francesco è un esempio evidente di questo: prendeva il Vangelo alla lettera, e il Signore lo ha confermato nel suo percorso con le stimmate.

Gesù, che nel deserto ha vinto le tentazioni del demonio, ci aiuti ad accogliere con umiltà la parola di Dio, per non tentare il Signore con manipolazioni sataniche.